Concorso di progettazione per la nuova sede della
Provincia di Arezzo, Febbraio 2005
Design Team:
Maurizio Meossi /
SPIN+ (Capogruppo)
Alessandro Banci,
Fabio Ceci,
Antonello
Piccirillo
Collaboratori:
Giuliana
Fornacielli, Luca Segarelli
Consulenza Strutturale:
Prof. Ing. Alberto
Visckovich, Ing. Carlos Felez
Consulenza
Idrogeologica:
Ing. Chiara
Lorenzini
La morfologia
dell’area destinata ad accogliere la nuova sede della Provincia di Arezzo e le
specifiche richieste avanzate dell’ Ente banditore hanno portato ad individuare
due concetti dai quali prende le mosse l’intero progetto.
La posizione
prescelta per il nuovo complesso è
destinata ad attivare una serie di importanti modifiche nel tessuto urbano
circostante: la presenza della sede della provincia, unita alla vasta area di parcheggio
pubblico previsto sul fronte opposto a quello di via Mecenate rendono immediata
la necessità di facilitare i flussi di movimento pedonale sulla superficie
(cosa peraltro esplicitata nella richiesta del bando di prevedere un
collegamento pedonale tra via Mecenate e via Duccio da Boninsegna). L’ente
specifica inoltre che l’edificio (o gli edifici) della Provincia dovranno
essere concepiti in modo da originare una Piazza.
E’ appunto dalla
riflessione sul concetto di piazza unitamente a quello di attraversamento di
superficie che si innesca il processo generativo del progetto.
Nella città
storica la piazza e uno spazio definito da volumi che ne stabiliscono i limiti
visivi e fisici.
La piazza è
inoltre per tradizione una conformazione dello spazio urbano che evidenzia la
presenza di una istituzione.
Il rapporto che
sottende a queste due entità è storicamente dicotomico: pieno e vuoto, edificio
e spazio aperto.
“Guardare con
occhi nuovi” al concetto di piazza significa mettere in crisi questa dicotomia,
ibridizzare il pieno con il vuoto, l’edificio con la piazza, il flusso di
attraversamento con gli spazi di accoglienza della provincia e quindi aprire
l’edificio pubblico alla vita della città.
Il sistema chiuso
della corte viene in-formato e de-formato dalla influenza dei flussi dei
percorsi di attraversamento pedonale dell’area che impongono al volume il
sollevamento dal suolo .
La mediazione tra
la presenza di flussi di attraversamento e la necessità di organizzare una
serie di spazi pubblici correlati agli uffici della provincia ha suggerito di
operare sugli spazi aperti definiti dalla corte secondo una logica basata sulla
topologia: il “sollevamento” di due lembi della superficie genera
sostanzialmente due diverse piazze, interconnesse sia visivamente che
fisicamente, ma ben definite sul piano funzionale.
La piazza intesa
come spazio aperto, come luogo delle interazioni sociali e del tempo libero, si
solleva dal suolo in due parti, secondo una configurazione a “farfalla”
mantenendo però in toto la sua accessibilita’ pedonale e la sua
“attraversabilità’” .
L’operazione di
sollevamento genera uno spazio chiuso che va ad accogliere le funzioni di
accoglienza, informazione e distribuzione dell’edificio della provincia: la
piazza dei servizi.
Le caratteristiche
funzionali del progetto suggeriscono di privilegiare la dimensione pubblica
delle varie attività non direttamente occupate dell’amministrazione
provinciale: spazi espositivi, ambienti informativi, sala conferenze e zone
ristoro, vengono cosi plasmati in un continuum spaziale che, secondo la logica
di attraversamento di superficie, si organizza come un percorso. In tale ottica
e’ apparso opportuno garantire due accessi sostanzialmente equivalenti, al fine
sia di mantenere una neutralità funzionale nei confronti del contesto urbano,
sia di facilitare la comprensione dell’apparato funzionale dell’intero
edificio: la “piazza dei servizi” distribuisce direttamente attraverso due
principali elementi di connessione verticale ai piani nei quali si dispiegano le
varie aree tecniche dell’amministrazione provinciale.
Uniche due
eccezioni a questa logica sono il CSA, ex Provveditorato agli studi, per il
quale e’ richiesta una totale autonomia fisica, ed il blocco contenente l’area
del lavoro e della formazione professionale, al quale deve essere garantito
l’accesso separatamente del resto dell’edificio. Le due “eccezioni” si
attestano parallelamente al volume della palestra comunale, sul confine nord
del lotto, a chiudere visivamente la corte.
A livello
planimetrico la suddivisione degli spazi interni si attiene alle specifiche
richieste dal bando, ma lasciando comunque ampie possibilità di un diverso
utilizzo: il rapido evolversi dei sistemi organizzativi professionali lascia
infatti supporre che le configurazioni rigide richieste siano facilmente
destinate a mutare e riconfigurarsi più volte nel tempo. La logica dell’open space che occupa il
semianello interno della corte a tutti i piani è quindi quella di garantire una
molteplicità di configurazioni spaziali diverse per mezzo di un sistema di
pareti mobili che si organizzano dialogando con la presenza discontinua della
mesh strutturale (vedi maggiori
dettagli al paragrafo Relazione Strutturale) che di volta in volta assume il
ruolo di connettore, separatore, elemento di arredo o semplice separazione
visiva.
Sul fronte esterno
della corte sono stati disposti invece tutti quegli ambienti di lavoro
caratterizzati dalla necessità di
un maggiore
livello di privacy (uffici dirigenti, assessori). La flessibilità offerta dalla
struttura garantisce comunque la riorganizzazione planimetrica anche di questi
ambienti.
L’involucro
dell’edificio gioca sul fronte esterno della corte con la geometria
frattalizzata offerta dalla mesh strutturale: i vari campi sono tamponati con vetrate o con
pannellature cieche in GFRC. Il fronte interno della corte e’ invece
contraddistinto da una facciata continua che massimizza la trasparenza e la
permeabilità visiva nei confronti della piazza.
Sul piano della
bioarchitettura e della eco-compatibilità dell’edificio si e’ scelto di
adottare una serie di accorgimenti specifici che elenchiamo di seguito:
1) Minimizzare il consumo di suolo
L’impianto del
progetto con corpi di fabbrica sopraelevati
permette una minima occupazione del suolo e quindi minore
impermeabilizzazione. Per lo stesso motivo si è scelto di pavimentare in modo
impermeabile la parte di lotto sovrastante i parcheggi interrati e di
minimizzare la copertura nel resto del lotto scegliendo anche per il parcheggio
esterno sull’area di proprietà comunale una superficie a prato stabilizzato.
Tale soluzione si propone anche per la copertura della zona di accesso
all’edificio. La parte sud del lotto viene mantenuta naturale rispettando anche
la risorgenza in questo punto di un fosso, tale area risulta inoltre vasca di
esondazione in caso di necessità (vedi Relazione Idrogeologica).
2) Risparmio energetico
Parco solare
fotovoltaico .
Una parte
della copertura in continuità con la
facciata verticale all’interno della corte è prevista in pannelli solari
fotovoltaici..Il parco solare previsto copre una superficie di 750mq con
pannelli di dimensione 900x1800 mm con silicio policristallino con una capacità
di di produzione di energia di 90.000KW/h annui. I pannelli montati su infissi
metallici hanno funzione di frontiera per lo spazio interno e schermatura della
radiazione solare incidente. La posizione dei pannelli in orizzontale, con
una inclinazione minima di ca. 5 gradi
per permettere la funzione di autopulizia, è dettata da scelte di completa
integrazione del pannello con l’edificio.
Collettori solari
Nelle torri
verticali attraversanti l’edificio sono concentrati i sistemi di risalita ed i
servizi igienici, la copertura di tali corpi viene sfruttata per alloggiarvi
moduli di collettori solari per la produzione di acqua calda sanitaria per i
servizi igienici. Le superfici sono dimensionate in modo da coprire il
fabbisogno dei presenti negli uffici in regime invernale e permettere in questo
modo un risparmio di tipo economico per non dover consumare energia per il
riscaldamento dell’acqua e contribuire a ridurre la quantità di emissioni.
3) Ventilazione
Tali torri verticali che attraversano l’edificio
dall’interrato alla copertura e si
staccano dai solai al loro intorno risultano per l’edificio dei camini di
ventilazione utili soprattutto in regime estivo con un sistema di aperture
sommitali a coadiuvare la circolazione d’aria
Parte integrante
dell’idea progettuale è la ricerca di una più completa identità tra forma e
struttura, ottenuta facendo coincidere l’involucro con la struttura portante
medesima.
All’interno le
uniche partizioni fisse sono gli orizzontamenti che, costituiti dagli impalcati
dei solai, a loro volta svolgono la funzione di controventamenti orizzontali,
collaborando così al comportamento strutturale d’insieme.
L’involucro
strutturale è opportunamente smaterializzato in una configurazione a graticcio
che riprende concezioni architettonico-strutturali di identità tra forma e
struttura che, passando per l’architettura gotica, risalgono alle strutture a
rami intrecciati delle capanne primitive; meglio ancora, richiamando le
configurazione strutturali dei cesti di vimini (archetipo di tutti i gusci
strutturali, dalle canoe con rivestimento in pelli, alle barche in legno, alle
navi moderne, con derivazioni quindi nelle “navate” romaniche e gotiche),
richiama anche la struttura delle “yurte” senza appoggi interni, le tende
mobili delle popolazioni nomadi dell’Asia centrale.
L’idea di
movimento e mobilità connaturata ad un involucro-graticcio strutturale viene
quindi ad essere in consonanza con l’idea di fluidità e movimento spaziale
intrinseca alla concezione architettonica d’insieme.
Per valutare il
comportamento strutturale della struttura sono state condotte delle analisi
matematiche mediante l’impiego di software di calcolo a elementi finiti. In una
prima fase è stato realizzato un modello matematico globale ad elementi finiti della struttura dove gli
elementi strutturali portanti principali, cioè le pareti esterne, sono state
modellate, in modo semplificativo, utilizzando elementi bidimensionali tipo
“shell”, i quali hanno rigidezza membranale e flessionale. Nelle analisi
statiche effettuate, oltre al carico permanente dovuto al peso proprio della
struttura e dei solai, è stato tenuto conto dei carichi accidentali imposti
dalle normative. Questa prima fase ci
ha permesso di individuare mediante mappe cromatiche le zone maggiormente
sollecitate oltre alle direzioni principali degli sforzi di trazione e compressione, avendo una base sulla quale effettuare i primi predimensionamenti.
In una seconda
fase, il fronte di via Mecenate è stato modellato in dettaglio dentro l’insieme
del modello globale, con la geometria esatta ricavata dal pattern geometrico disegnato
in risposta agli stati tensionali evidenziati dal comportamento della parete
mesh. In questo caso, essendo la parete formata da una maglia di membrature,
sono stati impiegati elementi finiti tipo “truss”, che, in quanto sollecitati solamente a trazione o
compressione (sforzi normali) sono caratterizzati da rigidezza nel solo asse longitudinale in funzione
della sezione trasversale assegnata (nella fattispecie 50x50 cm negli elementi
principali e 30x50 0nelle aste secondarie). In questa seconda fase sono state
ottenute le sollecitazioni di trazione e compressione sulle membrature della
maglia e realizzate le verifiche di
resistenza e instabilità opportune.