Ponte della Scienza

ROMA , Settembre 2000

Concorso di Progettazione due Ponti sul Tevere (II posto)

 

Design Team

Filippo Innocenti & Maurizio Meossi

Giovanni Cardinale (capogruppo) , Alessandro Borsi, Paolo Vadi (GPA Ingegneria civile)

 

 

 

“la vita, la musica, la scienza, continueranno per sempre

 anche se noi siamo visitatori passeggeri su questa terra,

spettatori ed attori del gran dramma della vita”

[ W. Heisenberg].

 

L’idea

 

Il processo creativo si è sviluppato intorno a pochi concetti  fondamentali  mutuati dal  “mondo delle scienze esatte”, dal rapporto dialettico struttura-architettura-tecnologia, dalla dialettica ponte-ambiente.

 Il richiamo  contenuto nella specificazione del tema del concorso, “il ponte della scienza” ,  ha condizionato l’idea e guidato le scelte progettuali.  Se infatti la religione è la base dell’etica, la scienza è il fondamento della tecnologia;  “…e poi, in fondo, la scienza è come la vita e vivere significa incontrare difficoltà e cercare di superarle”. [ W. Heisenberg]

  Dal “mondo delle scienze” si  sono ripresi  i concetti, moderni, di complementarietà  e  di simultaneità : il primo sconfigge l’idea classica che gli oggetti materiali siano completamente indipendenti dal modo in  cui li osserviamo;  il secondo scandisce la presenza in sé di un aspetto soggettivo per cui due eventi che appaiono simultanei ad un osservatore in quiete non sono necessariamente simultanei per un osservatore in movimento.

 Complementarietà e Simultaneità mettono al centro il punto di vista statico e dinamico dell’osservatore in un’ottica di relatività : nel progetto il punto di vista dell’osservatore-utente diviene centrale nel dettare la morbidezza delle forme, la prospettiva visiva, l’orientamento spaziali


Così il ponte assume, nel piano orizzontale, la forma dell’arco teso nella direzione della corrente, mentre, nel piano longitudinale, offre alla vista l’andamento morbido del suo profilo che modella le forme strutturali assecondando, con il disegno della linea di percorrenza, i canali statici tipici dello specifico comportamento strutturale.

 L’idea di coniugare questi diversi profili nei due piani principali propone sensazioni ed emozioni diverse all’osservatore-utente nel suo percorso di attraversamento, ma anche nel suo percorso di avvicinamento e nel suo percorso lungo le rive del fiume, proiettando il ponte verso il tentativo di scomposizione di uno spazio in cui vengono formalizzati più punti di vista; una scomposizione  “….in grado di introdurre, con la simultaneità dei piani proiettivi, il concetto stesso di movimento e, quindi di tempo : il montaggio simultaneo di più punti di vista presuppone infatti il movimento e la possibilità di fissare ogni singola visione all’interno di un tutto che è molteplice senza disordine”[ S. Giedion]

 La trasparenza dei cavalletti riflette le immagini del fiume e le indirizza sulle superfici metalliche arrotondate e sulle parti murate, le spalle.

 La linea di percorrenza propone una livelletta variabile che accentua il carattere pedonale del ponte relegando la sua carrabiltà, pur consentita secondo il dettato del bando, alla occasionalità e straordinarietà degli eventi.

 Pedonalità accentuata dal disegno e dai materiali della pavimentazione : i listoni galleggianti in legno iroco danno alla morbidezza delle forme il contributo musicale della percorrenza vissuta come avvenimento e non solo come pura funzione.

 

 

Forma, struttura, materiali, sicurezza, accessibilità

 

“Il ponte si slancia leggero e possente al di sopra del fiume” [ M. Heidegger]

 Leggerezza e potenza : istanze fondamentali, apparentemente antitetiche, che l’idea progettuale ha cercato di raggiungere, di coniugare.

 Leggerezza vissuta come interpretazione della realtà materiale del ponte; potenza vissuta come sensazione di affidabilità, sicurezza, tranquillità. 


Tecnica, forma e funzione si fondono naturalmente nella struttura ponte consentendo l’insieme delle analisi strutturali e compositive : il progetto sviluppa il tentativo di unire le ragioni della scienza, della tecnica e della tecnologia con quelle della qualità estetica, della forma : forma strutturale, cioè una forma che nasce dall’unione tra arte e tecnica.  Ma anche con quelle della durabilità ovvero del mantenimento nel tempo delle qualità prestazionali.

L’acciaio è il materiale di riferimento; esso interpreta e realizza questi concetti innestando sulla coerenza dello schema strutturale le prerogative specifiche del materiale, accoppiato strutturalmente al cemento armato in una struttura “a cassone” irrigidito da traversi metallici, a garantire il raggiungimento di obbiettivi di resistenza e rigidezza.

 Il suo uso consente l’ipotesi di un montaggio attraverso l’assemblaggio di conci prefabbricati in officina, sostenuti in via provvisoria da stralli, che permettono  anche l’assorbimento delle controfrecce necessarie a vincere gli spostamenti, dovuti ai pesi propri, che si innestano quando lo schema statico assume finalmente il funzionamento della configurazione finale.

 I materiali : l’acciaio corten delle strutture principali, ma anche quello coperto da rivestimenti che attuano l’obbiettivo della durabilità, e quello del sistema dei parapetti; il cemento armato delle spalle profilate e sviluppate lungo la linea delle scarpate; il cemento trattato superficialmente con resine della porzione di impalcato per la quale è ipotizzabile anche la carrabilità; il legno iroko per la pavimentazione “galleggiante” dell’altra porzione di impalcato : quella esclusivamente pedonale.

 Materiali tradizionali, non innovativi, a marcare un senso “domestico” di conoscenza ed affidabilità.

 Materiali lontani da rischi di rilascio di sostanze inquinanti e per questo perfettamente “compatibili”; ma anche materiali  “robusti”, “durabili” , manutenibili con costi e tecniche noti e consolidate.

 La linea di percorrenza, morbida e variabile, garantisce l’abbattimento delle barriere architettoniche, suggerisce suggestioni all’utente e consente la semplice soluzione dei raccordi di accesso. 

 La sicurezza utente è garantita dal sistema dei parapetti metallici, ma anche dalla naturale distinzione del percorso carrabile e dal sistema di smaltimento delle acque che trova proprio nella linea modellata dell’estradosso il suo presupposto di funzionamento naturale.

Ad accrescere il senso affidabilità e di familiarità nell’uso, contribuisce il sistema dell’illuminazione tutto integrato nei sistemi funzionali della pavimentazione e dei parapetti.

 

 

 

 Il ponte e l’ambiente

 

“ …. esso non collega solo due rive esistenti, le rive emergono come rive solo quando il ponte attraversa il fiume.

Il ponte le oppone intenzionalmente l’una all’altra, un fianco si contrappone all’altro in virtù del fiume come indifferenti strisce delimitatrici della terraferma. Proprio con le rive il ponte porta al fiume e l’una e l’altra distesa del paesaggio che giace di là di esse.

Esso porta fiume, rive e terra ad una vicinanza reciproca.

Il ponte raduna la terra come paesaggio intorno al fiume.

…….

Il luogo non esiste già prima del ponte.

Certo, anche prima che il ponte ci sia esistono lungo il fiume numerosi spazi che possono essere occupati da qualche cosa.

Uno di essi diventa ad un certo punto un luogo, e ciò in virtù del ponte.

Sicchè il ponte non viene a porsi in un luogo che c’è già, ma il luogo si origina solo a partire dal ponte[ M. Heidegger]

 

Ecco lo scopo : trasformare uno spazio in un luogo attraverso l’occasione del collegamento funzionale tra le due opposte sponde..

 Un luogo caratterizzato e caratterizzante, un luogo sicuro rispetto alla sua funzione e rispetto al suo rapporto con il fiume, con la variabilità del suo regime e delle sue piene.

 Tutta l’area Ostiense-Marconi è oggetto di un articolato progetto urbano che il bando illustra ma che è probabile possa trovare, nei successivi livelli di approfondimento progettuale, modifiche ed integrazioni anche importanti.

 Il progetto sceglie comunque  un rapporto silenzioso con questo progetto urbano segnato fortemente dal recupero di vecchie preesistenze industriali ad importante sviluppo verticale (gasometro).

 I nodi di innesto sulle sponde opposte non vengono segnati da speciali sottolineature; viene privilegiata la soluzione del problema funzionale della continuità delle percorrenze in quota.

In questo spirito la continuità dei percorsi pedonali e ciclabili sulle opposte sponde del fiume non sarà assolutamente compromessa dalla presenza del ponte.

 La scelta progettuale non ipotizza, volutamente, un collegamento funzionale tra i livelli di percorrenza in alveo (pedonale e ciclabile) e quelli specifici del ponte; il soddisfacimento di questa esigenza avrebbe infatti richiesto, necessariamente, percorsi specializzati, a diversa fruibilità, senza possibilità concreta di abbattimento delle barriere architettoniche. A meno di non prevedere improbabili apparati meccanici per i quali risulta difficile anche solo ipotizzare, manutenzione, sorveglianza, gestione.

 L’inserimento urbanistico del nuovo ponte si presenta estremamente semplice ed è tutto giuocato sulla forma planimetrica a linea curva e sulla integrazione della nuova percorrenza con il sistema del trasporto pedonale esistente e di quello in progetto per il nuovo quartiere Ostiense-Marconi.

 

 

Lo schema strutturale, i vincoli interni ed esterni, l’andamento degli sforzi

 

La linea del ponte suggerita dalla trave – parapetto in acciaio laterale, richiama immediatamente il suo principale funzionamento strutturale che è quello dell’arco incastrato. Idealmente le campate laterali ed il cassone centrale trasferiscono i loro carichi a questo elemento principale prevalentemente compresso.

 Malgrado le molteplici possibilità di vincoli interni che il materiale acciaio consentirebbe, le connessioni tra questi elementi sono state risolte con vincoli incastro, con trasferimento sia di azioni assiali, di taglio che flettenti, sia al fine sia di fornire una maggiore “rigidezza” globale, nella logica della limitazione delle spostamenti per carichi di esercizio, sia al fine di limitare il numero di sconnessioni e giunti, quale garanzia della migliore manutenzione possibile.

 Pertanto insieme al funzionamento ad arco, leggibile dalla compressione degli elementi alle reni, si instaurano altri meccanismi di trasferimento dei carichi; l’utilizzo di schematizzazioni preliminari ha permesso di valutare quale potesse essere la forma, la tipologia, e i materiali più adatti a permettere il trasferimento dei carichi quasi esclusivamente attraverso elementi semplicemente soggetti a sollecitazione di sforzo normale, condizione che permette snellezze molto spinte ed eleganti.

 La necessità di idealizzare un vincolo incastro in fondazione su di un terreno dalle caratteristiche geotecniche non buone ha richiesto il ricorso a tecnologie “profonde”, pur realizzate attraverso la tecnologia dei micropali; attraverso la creazione di collegamenti in fondazione di tutti gli elementi strutturali, è stata quindi limitata la spinta orizzontale sulle fondazioni al fine di ridurne le dimensioni, il costo e di aumentarne l’efficienza.

 Di qui una lettura globale del comportamento strutturale dell’oggetto sovrastruttura e fondazioni, che suggerisce il comportamento di una enorme trave inflessa a rigidezza variabile ed incastrata alle estremità.

 La parte centrale (prevalentemente inflessa e realizzata attraverso la tipologia del cassone in acciaio), in corrispondenza delle estremità va infatti ad “aprirsi” in due elementi, anch’essi in acciaio, ideali proseguimenti della soletta superiore ed inferiore del cassone; la disposizione degli elementi, il materiale, la ricerca di snellezze elevate e la disposizione dei vincoli interni causano un comportamento strutturale intermedio tra una struttura reticolare tirante puntone, solo soggetta a sforzo normale, e elementi trave con trasmissione di taglio e nascita di effetti flessionali.