DNArchitecture: Ipotesi per una progettazione
biologica di organismi vegetali abitabili
> Il punto di partenza della riflessione su di una ipotetica visione di
un modello di città per il terzo millennio è necessariamente connesso alle
ripercussioni che la cosiddetta rivoluzione informatica sarà destinata ad avere
sull'ambiente umano e sulle possibili interazioni dell'uomo con l'ambiente
stesso … il risultato verso cui la cultura architettonica tende ad avvicinarsi
è molto prossimo alle visioni utopiche già supposte dalle neo avanguardie
radicali degli anni 60 e 70: l'idea è quella di una città cablata, uno spazio
urbano continuo e decontestualizzato, simbolo di una società che ha scoperto
nell'immateriale e nella comunicazione la sua nuova linfa vitale: è però
inevitabile che a questo punto ci si avvicini ad un paradosso, nel momento in
cui si tenta di materializzare un concetto immateriale, o quanto meno di
rappresentarlo simbolicamente, lasciandoci affascinare da immagini molto
prossime ai paesaggi immaginati da Superstudio o alla No Stop City degli
Archizoom, aggiungendo a ciò geometrie e morfologie fluttuanti che purtroppo
trovano spazio solo nelle ristrette dimensioni del monitor del computer.
>> L'immagine che abbiamo cercato di rappresentare parte invece da un
assunto diverso: se la portata della rivoluzione informatica sarà tale da
condizionare realmente lo spazio fisico del prossimo millennio perché non
provare ad immaginare un intervento estremo delle nuove tecnologie sulla
progettazione dello spazio abitato?…l'immagine del continuum urbano è stata
allora sovrapposta a due input strettamente connessi a possibili sviluppi della
tecnologia odierna: la soluzione del problema ecologico e la questione della
bio-tecnologia.
il PROBLEMA ECOLOGICO …un continuum urbano
non può e non deve + identificarsi con una cementificazione globale… .la terra
ed i suoi abitanti hanno bisogno di altro… di imparare ad INTEGRARSI
nell'habitat naturale senza imporsi clasticamente ad esso… una possibile
soluzione potrebbe essere allora delegata alla BIOTECNOLOGIA:
ipotizzare la possibilità di CREARE GENETICAMENTE ORGANISMI
VEGETALI ABITABILI… forte e voluta la posizione ironica nei
confronti delle polemiche sulla diffusione delle tecnologie bio-genetiche:
anche le frange più estremiste degli ecologisti ammettono un ombra di dubbio
sulla effettiva possibilità che queste tecniche possano davvero rivelarsi una
sorta di panacea planetaria come sostenuto dai loro promotori, e non una
sciagura epocale frutto della presunzione umana…
…portiamo allora il ragionamento all'estremo…
se fosse davvero possibile avere un controllo totale sulla progettazione
genetica, perché non ipotizzare una sorta di ARCHITETTO-BIOLOGO
in grado di PROGETTARE un DNA le cui informazioni
portino alla crescita di un organismo vegetale autosufficiente ed in grado di
ospitare al suo interno la vita umana … questa potrebbe essere la vera
RIVOLUZIONE INFORMATICA NELLA PROGETTAZIONE: non accontentarci di
creare modelli di spazi complessi che sbattono poi contro le concrete
difficoltà della costruzione FISICA, giungendo ad ottenere soltanto delle
maquettes di quella architettura fluida e metamorfica, ma riuscire piuttosto a
tendere ad una sorta di PROGETTAZIONE PURA, in cui il
ruolo dell'architetto si concentra nella PROGRAMMAZIONE di uno
SPAZIO…
Il passaggio dall'idea progettuale alla costruzione, implica una fase di
rappresentazione in cui si ricerca il modo di concretizzare l'idea stessa con i
mezzi disponibili. Dovendo immaginare in sistema produttivo che possa essere
coerente con questa logica, in cui invece si passa direttamente dalla fase
progettuale a quella della realizzazione, in un mondo non virtuale, abbiamo
pensato ai processi biologici nei termini di un sistema hardware in grado di
realizzare quell'architettura a partire da un CODICE.
Questo, dal punto di vista progettuale significa evolvere verso un sistema
assolutamente più libero e totalmente purificato, verso una progettazione
sostanzialmente diversa…
>>>… ecco allora che nasce l'idea di Vegetown,
un mondo composto da organismi vegetali abitabili che stabiliscono con il loro
abitante una sorte di SIMBIOSI PROGRAMMATA… organismi
in grado di provvedere a tutte quelle necessità ambientali che necessitano
all'uomo… ecco pertanto un impianto di riscaldamento e condizionamento che
deriva direttamente dai processi di fotosintesi… non più la Machine
LeCorbuseriana, ma una sorta di Organisme a habiter…
>>>>… fondamentale il mutato approccio con l'ECOSISTEMA
TERRESTRE: l'intero processo del costruire, in un simile scenario, equivarrebbe
ad arricchire il sistema stesso di nuovi "soggetti attivi" in grado
magari di ristabilire quel precario equilibrio che le azioni dell'uomo stanno
compromettendo…
< visione utopica?…ovvio, ma volutamente; in fin dei conti sappiamo
benissimo che la città del terzo millennio sarà identica a quella della fine
del secondo, solo con un po' di macchine e smog in più… e a poco potrà servire
avere grattacieli pseudo-traslucidi appoggiati su sane fondazioni di cemento
armate, quantunque progettati con software avanzatissimi… meglio allora alzare
il tiro e mettere veramente alla prova le nuove tecnologie… chissà che forse
non si riesca a dare veramente un senso innegabile al concetto di PROGRESSO.